Ogni mattina, quando esco di casa alle 7 e 30, i campi hanno sempre dei colori diversi. Ogni giorno è uno spettacolo, sia che ci sia il sole sia le nuvole, la pioggia e il vento. Il più grande dispiacere è non avere nemmeno un minuto per potermi fermare e ammirare appieno tale spettacolo, perché devo correre a prendere il treno. E ogni mattina, mentre osservo attorno a me persone di tutte le età, stanche, con le occhiaie, che crollano sul sedile abbandonando la compostezza che giacca e cravatta conferivan loro, ogni mattina, mi domando che senso abbia tutto questo, questa vita di corsa, questo dover contare i secondi, far di corsa gli scalini, rimanere imbottigliati in mezzo al traffico, trascinarsi dietro il caffè perché non si ha il tempo di berlo a casa, non guardare in faccia nessuno.

Ci sono persone che credono che sentire ogni giorno i propri genitori sia da mammoni e da sfigati. Meglio una volta alla settimana, senza poi rendersi conto che il proprio figlio non si interessa più alla loro vita, o che i genitori stanno morendo in silenzio (e a volte si, è davvero troppo tardi).

Esistono persone le quali pensano che sia giusto donare la vita al lavoro, e lavorare, lavorare, lavorare fino a tardi, mattina, sera, notte, per poi potersi comprare il macchinone e la casa super lusso quando ormai si è troppo vecchi per goderseli.

Ci sono persone che pensano che mangiare, mangiare con gusto, e mangiare seduti sia un lusso, e quindi si strafogano in fretta mangiando in piedi nel loro angolino, perché mostrare il piacere e il bisogno del mangiare è una vergogna, perché viene tradotto come gola.

Ci sono persone che per vivere hanno bisogno di più e più obiettivi, e corrono in continua competizione con gli altri e con se stessi per raggiungerli, tralasciando e perdendo di vista l’obiettivo più grande e più semplice della vita, che è quello di vivere e, di conseguenza, di amare.

Ci sono persone le quali  pensano persino che dormire sia una vergogna, perché quando dormi sei inattivo, e tu invece devi dimostrare alla società che non sei un fannullone, ma che lavori lavori lavori.

Ci sono persone che quando vedono che chiami la tua famiglia tutti i giorni e che ne senti la mancanza, quando ti siedi per mangiare e lo fai con calma e con gusto, quando vedono che preferisci farti una passeggiata all’aria aperta piuttosto che immolare tutto il tuo tempo al lavoro, ti guardano con uno sguardo di sufficienza, senza vedere la loro vuotezza, l’inutilità del loro sacrificio, l’invidia perenne che li attanaglia perché non si godono più i profumi e i sapori, il peso della solitudine di una famiglia spezzata, il ritmo alienante della loro vita dedicata al soldo e al lavoro.

Se si pensa davvero che una società così sia quella giusta, allora quello che meritiamo sono tante catene al collo, paraocchi e paraorecchie, un tubicino per il cibo, uno per i bisogni, e dormire in piedi da soli, ma per non più di 4 ore al giorno.

Tanti auguri. 

Karma, io ho capito cosa mi vuoi dire. Ho fatto forse l’errore più grande della mia vita, e me ne stai facendo pagare le conseguenze. Ci sta per carità, è giusto far capire gli errori e responsabilizzare le persone.
Ma sono passati 5 cazzo di anni, caro il mio Karma. Non uno, non due, CINQUE. Ti giuro che ho imparato la lezione. E tornando indietro non lo farei mai più. Giuro. Quindi, diciamo, non ti pare l’ora di concedere anche a me la famosa “seconda occasione”?
Con affetto,
La tua Taste.

alla voce sfiga trovate la mia faccia ma io boh

Solitudine nel rendersi conto che più il tempo passa e più la lontananza non è solo uno stato fisico.
Ho paura della facilità con cui potrei ammettere di essere talmente triste da non riuscire nemmeno a piangere.

E il non riuscire a togliersi di dosso la sensazione di essere un fallimento.