Una stanza di ospedale. Due giovani future mamme in attesa. Sono vicine di letto, e chiacchierano sulla felicità che la nascita dei loro piccoli porterà, ma anche sulla paura del parto, sulla paura del futuro, sul fatto di diventare mamme per la prima volta. Sono belle ed emozionate. Una delle due, coi capelli lunghi, neri e ricci, partorirà la mattina del 6 febbraio una bambina, cicciottella e sorridente. L’altra donna, coi capelli chiari a caschetto, partorirà due giorni dopo, un bel maschietto vivace, con profondi occhi verdi. Al momento dei saluti pensano non si incontreranno più, invece i loro figli faranno le elementari insieme, nella stessa classe. A volte non andranno per niente d’accordo, ma i bambini si sa, fanno cose stupide. Alle medie, saranno nella stessa scuola ma in classi diverse, e si guarderanno con curiosità, a volte diffidenza. Lei porta il busto ed è strana, lui il bullo belloccio di turno. Le loro vite poi si divideranno. Una andrà al liceo artistico, farà l’università, andrà a vivere in Germania. L’altro abbandonerà gli studi, farà il ragazzo di strada, avrà piccoli problemi con lo spaccio, il babbo si spegnerà per un’infarto. E ieri, anche la vita del ragazzo si è spenta all’improvviso. E la ragazza che sta in Germania non riesce a smettere di pensare a quanto la vita, a volte, sia così carica di sofferenza gratuita, insensata, la quale quando sceglie una famiglia a random, le succhia l’anima e la divora fino a ridurla a brandelli.

ciao Robè

Uno dei lati più belli dell’Amore è forse dato dalla caratterizzazione della scelta. L’ amore è l’unico campo dove davvero abbiamo il potere immenso di scegliere qualcuno senza seguire regole scritte o sociali. Essere consapevoli di poter scegliere ci inebria fino all’ubriachezza. Fino al delirio. E la consapevolezza di essere stati scelti da chi amiamo, uno su un milione, unico tra miliardi, per le nostre caratteristiche, per il nostro essere, per il nostro esistere nel mondo, ci dà una potenza infinita, una carica di onnipotenza che tende all’infinito, un senso di superiorità sui significati del mondo, la sensazione che nulla ci è più proibito o inarrivabile, che tutto ora è comprensibile ai nostri occhi, ogni significato dell’esistenza si svela nella sua semplicità disarmante, poiché noi, si, solo noi, siamo stati scelti. Raccolti, come il fiore più bello nel campo. Non a caso spesso l’amore finisce quando ci rendiamo conto che l’altro ci aveva scelto per la sua idea che aveva di noi, e non per il nostro vero essere, e viceversa.
Ma, a volte, quella magia, quella piccola crepa nello scorrere del tempo, quella scarica di energia che ci colpisce all’improvviso, come un fulmine, ampliandoci i sensi come una droga potente e aprendoci gli occhi, permettendoci di vedere l’altro davvero per come è, nella sua umana bellezza e fragilità, un insieme di passioni e volontà che battono all’unisono, quell’interrompersi delle misere routine umane accade, e tu quegli esseri prescelti li riconosci, camminano per strada al di sopra dell’anonimato, senza vedere davvero il mondo, ma perdendosi solo negli occhi dell’altro, e sentendosi, in un moto che tende all’infinito, unici, scelti, completi, riconosciuti.

pensieri meglio faccia i compiti va

Come buttar via una serata da sola

Per la prima volta ho scritto una lettera a un giornale. E forse ho scritto una marea di minchiate. Che mi stavano a mezza gola però.

Gentile Direttore,


questa è la prima volta che scrivo a un giornale. Ho sempre pensato fosse una cosa stupida, a volte un piccolo atto di egoismo e di pretesa d’attenzione, covando internamente anche la consapevolezza che le possibilità che una propria lettera venga letta (lasciamo stare il pubblicarla) possa essere forse di una su un milione. Eppure eccomi qua.
Le scrivo dalla Germania, da un piccolo paesino vicino a Francoforte. Non so se definirmi un cervello in fuga, di certo sono una persona in fuga, o meglio alla ricerca, di un futuro e di un “qualcosa” che nella mia bella Italia ancora non sono riuscita a trovare. 
Le scrivo perché, dopo l’ennesimo articolo (non solo nel suo giornale) su quanto i giovani che hanno fatto l’Erasmus abbiano poi la possibilità di trovare lavoro rispetto a tutti gli altri, mi è salito un terribile sconforto. Le spiego meglio. Qui in Germania lavoro come Au-Pair. Anzi, tecnicamente non posso essere un Au-Pair a tutti gli effetti, perché ho 28 anni (quindi sono troppo vecchia per un contratto ufficiale) e non mi prendo cura di nessun bambino. Quindi, tecnicamente, lavoro come colf, e in cambio la mia famiglia ospitante, oltre a trattarmi con molto più riguardo e attenzione rispetto a una vera colf, mi dà vitto, alloggio, e 350 euro. Da questi soldi, 250 euro li impiego ogni mese per pagare il corso intensivo di tedesco. Per avere un po’ di soldi in più, lavoro extra il sabato mattina, facendo le pulizie “più profonde”, se così le vogliamo definire. E quindi? si chiederà lei. 
Preciso che la mia situazione non ha nulla di straordinario, poiché migliaia di ragazze e ragazzi (e tantissimi negli ultimi anni anche dall’Italia) hanno fatto e fanno quello che faccio io. Alzarsi alle 6 e mezza ogni mattina, studiare, lavorare fino alle 10 e mezza di notte e a volte anche più, parlare su skype con i propri cari, farsi una doccia, crollare nel letto. Così, ogni giorno per almeno un anno. La scelta è nostra, diciamo, anche se probabilmente la situazione drammatica in cui versa il nostro bel Paese certo ci spinge a fare quel passo in più che magari in una situazione normale non faremmo. Io, ad esempio, ho deciso di partire dopo la laurea specialistica, dopo milioni di curriculum inviati a cui non ho mai ricevuto uno stralcio di risposta, dopo che egregi professori hanno vantato la mia tesi di laurea promettendomi grandi cose, e poi con la stessa velocità si sono dileguati nel nulla. Sono una delle tante ragazze laureate con la lode sia nella magistrale sia nella triennale, in una buona università toscana, con un curriculum scolastico e lavorativo che sicuramente può migliorare (se no nella vita si è finiti) ma che diciamo si difende molto bene, con una voglia di lavorare e imparare talmente grande da chiedere la possibilità di imparare gratuitamente un mestiere e sentirsi rispondere che non si può. Sono una dei tanti pezzi di carta che le aziende ricevono ogni giorno, cercando di trovare fra le righe di quei curriculum la risposta al loro cercare, ma senza guardare la persona negli occhi e senza nemmeno stringerle la mano. Veniamo gettati via ogni giorno, cestinati, senza nemmeno un “le faremo sapere”, ormai non ci meritiamo più nemmeno quello. 
Vede, io non ho nulla contro chi ha fatto l’Erasmus. Anzi, ho sempre desiderato farlo e mi sono pentita nel non essere partita a mio tempo, quando avrei potuto, ma sa, c’è sempre un periodo nella vita in cui si è “giovani, stupidi e innamorati”, e per me quel periodo forse è durato un po’ troppo. Conscia del mio errore ho recuperato però con il Progetto Leonardo, l’esperienza per ora più bella che abbia fatto nella vita, oltre al lavorare. Potrà quindi comprendere che ora, mentre mi alzo ogni giorno con la stanchezza nei muscoli, mentre corro a prendere il treno, mentre piango per la mancanza di mio fratello e dei miei amici, mentre cucino e lavo per persone a me in fondo sconosciute, mentre non ho praticamente un minuto libero per la mia privacy, perché in pratica non ho orari e quindi lavoro non-stop, mentre il leggere un libro o guardare un film ha il sapore del lusso, leggere articoli del tipo “i giovani con l’Erasmus trovano più lavoro degli altri” mi faccia un attimo pensare. “E io?” viene da chiedermi. Perché l’Erasmus è di certo una delle più importanti esperienze formative che l’Unione Europea ci metta a disposizone, ma nessuno mi venga a dire che costa  tanta (o troppa) fatica. O sudore. O lacrime. Perché se avessi potuto fare il Progetto Leonardo tutta la vita, anche lavorando e alzandomi all’alba come facevo, giuro lo farei. Immediatamente.
Per questo le scrivo. La mia non è una critica, è solo una piccola richiesta. Non la faccio solo a lei, per quanto mi farebbe piacere che anche lei prendesse il mio pensiero in considerazione. Di giovani che vanno all’estero con fatica ce ne sono tanti. Siamo un vero e proprio esercito di camerieri, pizzaioli, cuochi, lavapiatti, au-pair, colf, e quant’altro, laureati e non, ma i quali piuttosto che rimanere a casa dei propri genitori nell’attesa di ormai non si sa che cosa, prendono in mano il cuore e la valigia, e salgono su quell’aereo senza voltarsi. 
So perfettamente che lei è al corrente di questa situazione. Mai mi permetterei di pretendere di farle una lezione. Quello che chiedo è che se ne parli di più. Parlate più di noi. Venite a scoprirci. Siamo stanchi di essere definiti cervelli in fuga. Siamo persone. Ma soprattutto, siamo capacità. Siamo determinazione. Siamo volontà. Siamo voglia di prevalere. Siamo denti stretti e nervi saldi. Siamo bocconi amari mandati giù a fatica, cercando di non mollare quando la mancanza di casa ci mozza il respiro. 
Questo è quello che vorrei dire a tutti gli imprenditori italiani. Forse non abbiamo fatto l’Erasmus. Ma abbiamo lottato. Abbiamo lavorato chinando la schiena, solo per il desiderio di avere in futuro una vita migliore. Abbiamo il diritto di essere considerati. Dateci la possibilità di imparare. Anche se non abbiamo un curriculum perfetto. Guardate dietro alle parole, alle storie che quei curriculum raccontano. Perché dietro ogni laurea ci sono notti in bianco passate a studiare. Dietro ogni esperienza all’estero c’è una lotta e delle rinunce. Anche se non si è vinta una borsa di studio. O, forse, proprio perché quella borsa di studio non c’è stata. Dateci la possibilità di contribuire alla ripresa del nostro Paese. Perché io voglio ancora pensarlo mio. Non mi arrendo ancora all’idea di scegliere un’altro Paese come casa, come casa dei miei futuri figli. 
Secondo lei, dopo aver passato le mie giornate (perdoni la schiettezza) a lavare mutande di persone che a volte si dimenticano di avvertirmi che non rientreranno a cena, dopo aver passato la serata a cucinare, quanta passione e impegno potrei mettere in un lavoro per il quale ho studiato tutti questi anni? 
Non sarà il giusto, sarà di più. 

giuro non lo faccio più

Non fidatevi mai delle persone che dicono che senza di voi non possono vivere.
La velocità che impiegheranno nel dimenticarvi sarà direttamente proporzionale al pathos e alla tragedia con cui urleranno al mondo che senza di voi stanno morendo.

gente ridicola

Ovvietà

Non vi capita mai di intrattenere nella vostra testa dialoghi con persone, immaginari o non? A me una marea di volte. Quindi ora sono qua che stendo camicie che profumano di pulito e di casa (mia), e la persona nella mia testa mi sta chiedendo come immagino me stessa tra una decina d’anni. E ci sono rimasta male nel realizzare che l’unica risposta che la mia mente dà, è anche la più semplice:
In love and loved.

il dialogo è in inglese non so perché

"Tutti dicono che l’amore fa male, ma non è vero.
La solitudine fa male.
Il rifiuto fa male.
Perdere qualcuno fa male.
Tutti confondono queste cose con l’amore, ma in realtà, l’amore è l’unica cosa in questo mondo che copre tutto il dolore e ci fa sentire ancora meravigliosi."
- Oscar Wilde (via libri-cinema)

(via fantasiedicoppia)